Una battaglia dopo l'altra

09/10/2025 00:00

Fabrizio Tassi

Appunti, paul-thomas-anderson,

Una battaglia dopo l'altra

L'ennesimo capolavoro di Paul Thomas Anderson. Uno Stranamore tarantolato (più che tarantiniano). Uno screwball western, politico ed esilarante.

 

 

 

Un altro capolavoro di Paul Thomas Anderson, con una scena girata lungo la Highway 78 che è già storia del cinema.

 

 

 

Uno Stranamore tarantolato (più che tarantiniano), in cui il potere è desiderio represso, alienato, e il contropotere il suo specchio deformato, una liberazione viziata dalla mancanza di immaginazione.

Uno screwball western, politico ed esilarante, in cui l'Ovest si è definitivamente dileguato, dissolto nel marasma et(n)ico della sue contraddizioni, e il Sud rappresenta l'ultima frontiera, il ventre molle della fortezza occidentale, governata da un'élite suprematista, una milizia di amanti del focolare domestico e del Natale (Christmas Adventures).

Alla fine di Una battaglia dopo l'altra, in una sequenza che è già storia del cinema - apparentemente solo una scena d'azione - le auto si inseguono lungo una di quelle strade infinite che hanno colonizzato il nostro immaginario (Highway 78), in una metaforica/metafisica staffetta di morte, di pesci grandi che mangiano pesci piccoli, di ex-rivoluzionari che inseguono ex-arcinemici (padri veri e presunti di una stessa grande famiglia-società disfunzionale), su e giù per le colline, con l'obiettivo che stringe, appiattisce l'orizzonte, e l'immagine che diventa paradossalmente claustrofobica, intrappolando prede e cacciatori in un gioco insensato.

 

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Davvero basta una "parola d'ordine" per riconoscere un amico, un compagno di battaglie, un uomo o una donna liberi? In realtà, come dice Benicio "Sensei" del Toro, "la libertà è non avere paura". Che non è una forma di consolazione per spiritualisti in fuga dalla realtà, ma la consapevolezza che la battaglia si combatte da dentro il sistema, interiormente liberi (e quindi capaci, nel caso, di dare rifugio a qualche decina di immigrati irregolari).

Te ne accorgi subito quando il cinema non è solo un espediente, un modo per raccontare una storia o veicolare un messaggio, ma un'idea che prende forma sotto i nostri occhi. Paul Thomas Anderson fa cinema, pensa cinema, senza bisogno di darsi troppe arie, il cinema sgorga dalle sue mani con una facilità e una felicità che non hanno paragoni nel panorama contemporaneo. Un flusso di forme, suoni, colori, musica, parole, volti, gesti cinematografici, immagini libere che veicolano un mondo, un senso (e una mancanza di senso).

Un mondo in cui essere padre - non colui che perpetua ciecamente un ordine, o un disordine, ma il reduce di mille sconfitte, che ama le persone più delle idee (una vocazione, non una necessità biologica) - è la cosa più rivoluzionaria che ci sia. Ed essere figli, è quella più pericolosa. Ci vuole coraggio a non arrendersi mai.

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