Panama Papers

14/10/2019 00:00

Fabrizio Tassi

Recensioni, steven-soderbergh,

Panama Papers

Un "documentario" in forma di commedia divertente e inquietante, una cronaca (ri)animata, una fantasmagoria furba "alla Soderbergh".

 

 

 

Un "documentario" in forma di commedia divertente e inquietante, una cronaca (ri)animata, una fantasmagoria furba "alla Soderbergh".

 

 

 

Un documentario, Ecco cos'è, in realtà, Panama Papers (in originale The Laundromat, a indicare la pratica di pulire i soldi illegalmente...). Certo, vi diranno che è “fiction ispirata a fatti realmente accaduti”, che è una commedia divertente e inquietante “con morale” (e perfino un comizio finale), che Meryl Streep è eccezionale come sempre, che Soderbergh gigioneggia senza pudore (come e più di sempre)... Tutto vero. Ma The Laundromat è sostanzialmente una specie di documentario. O meglio: una fantasmagoria documentata; una cronaca (ri)animata; una messa in ri-circolo di documenti formidabili che abbiamo già dimenticato, perché l'attualità è così, deperisce in fretta, mentre il cinema, in teoria, ha il potere di produrre un immaginario.

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L'idea è quella di drammatizzare per l'appunto i Panama Papers. Di tradurre un documento monumentale e inattingibile (anzi 11,5 milioni di documenti, che raccontano transazioni finanziarie acrobatiche), pieno di numeri astratti e di aziende costruite come scatole cinesi (“gusci vuoti”), in una collezione di storie, aneddoti, persone concrete che vivono, amano, tradiscono, sfruttano i meccanismi dell'elusione fiscale planetaria (…)

Ma c'è anche e soprattutto la commedia (della vita), buffa, cinica, ironica, c'è la storia di un tradimento con truffa allegata, o la brutta fine di un uomo troppo avido, ci sono modesti impiegati che si ritrovano ad essere presidenti di 25 mila aziende fantasma, e c'è una donna che, ostinatamente, vuole capire.

Sì, certo, ci vedrete dentro cose già viste, da La grande scommessa in giù, ci ritroverete la furbizia di Soderbergh, che riesce sempre ad essere cinematograficamente detestabile (coi suoi vezzi, i ricami, i pezzi di bravura...), ma è indubbia l'efficacia dell'operazione, e anche la sua urgenza. Ai film in formato di predica (come l'arido santino di Varoufakis costruito da Costa-Gavras in Adults in the Room, visto come Panama Papers all'ultima Mostra di Venezia) preferiamo questa ludica libertà, vagamente sovversiva, che divaga troppo, ma riesce a usare i codici e gli strumenti dell'intrattenimento e della narrazione cinematografica (tardo-postmoderna) per denunciare l'aberrazione del sistema economico-finanziario in cui viviamo.

Recensione completa su Cineforum: https://cineforum.it/recensione/Panama-Papers

 

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