Vittorio Taviani, il ribelle

19/04/2018 00:00

Fabrizio Tassi

Appunti,

Vittorio Taviani, il ribelle

Un uomo d'altri tempi. Che ha continuato, fino all'ultimo a fare un cinema modernissimo ("fuori moda"). Omaggio a un grande (co)autore, che se n'è andato.

Un uomo d'altri tempi. Che ha continuato, fino all'ultimo, a fare un cinema modernissimo (e quindi “fuori moda”, contemporaneo come sanno esserlo i classici). Che ultraottantenne era ancora il ragazzo folgorato da Paisà, con quell'entusiasmo e quella curiosità, uniti a una grande cultura, mai esibita, in cui confluivano Tolstoj e Gramsci, Shakespeare e Verdi, il melodramma e il neorealismo, Brecht, Goethe e Visconti.

Vittorio Taviani se n'è andato, all'età di 86 anni. E io lo ricordo seduto sul divano del suo studio in Trastevere, mentre ascolta paziente e divertito le domande di una lunga, lunghissima intervista, che aveva l'ambizione di essere il riepilogo di tutta una vita e una carriera. Anzi due, visto che le strade di Paolo e Vittorio sono sempre state una sola. Tanto che è impossibile, e anche inutile, provare a distinguere il lavoro dell'uno e dell'altro. O le loro parole. «Rispondono “i Taviani”, quello che dice lui è quello che dico io, e quello che dico io è come se lo dicesse lui».

Se n'è andata una metà di un insieme formidabile, a cui dobbiamo un bel pezzo di storia del cinema, da Un uomo da bruciare a Padre padrone, da La notte di San Lorenzo a San Michele aveva un gallo, da Kaos a Le affinità elettive. E che, superata la soglia degli 80 anni aveva, anche azzardato uno dei film più giovani e sperimentali del cinema italiano recente, Cesare deve morire. Per poi approdare l'anno scorso alla «chiusura del cerchio», l'incontro con Beppe Fenoglio, Una questione privata, ribadendo la fede antifascista, oltre a quella nella vita, l'amore, le passioni che ci fanno essere umani.

Se non ricordo male, fu proprio quella metà dei Taviani, Vittorio, ad aggiungere la parola “mistero” alle due che li avevano accompagnati per tanti anni, e che riproponevo alla loro attenzione: utopisti e sovversivi. «Forse abbiamo trovato una scheggia di senso nella nostra esistenza. La vera ingiustizia è che ci fanno morire senza che nessuno ci abbia dato la risposta definitiva su che cos'è la vita» (…)

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