Il cinema di Dolan è fuoco, energia, desiderio. "L'apertura dello schermo" è uno dei gesti più sfacciati ed esaltanti visti negli ultimi anni.
Madre single, figlio 16enne disturbato e una prof balbuziente che non ama parlare del proprio passato.
Il triangolo è questo. Folle, patologico, incestuoso, gioioso, appassionato, violento, comico, romantico. Ma non chiedete a Dolan una trama coerente o uno sviluppo narrativo convincente. Il suo cinema è fuoco, energia, è desiderio. Ogni scena vuole essere la più importante non solo del film ma anche della storia del cinema (questa l'ho rubata a Frodon). E poco importa che sia girata per strada o in un supermercato, dentro la cucina di casa o in un bar-karaoke.
Importa moltissimo, invece, che l'immagine sia schiacciata e dia l'illusione di essere verticale (il formato in realtà è 1:1), obbligando i personaggi a trovare una collocazione nel poco spazio a disposizione (è verticale anche lo sviluppo dell'inquadratura, formato ritratto), costringendo il nostro sguardo sui volti e sui corpi, eliminando letteralmente il fuoricampo, nel senso che il buio rimasto ai margini dell'immagine separa, isola i protagonisti della storia.

"L'apertura dello schermo" è uno dei gesti più sfacciati, sorprendenti ed esaltanti del cinema recente (a Cannes ci fu una standing ovation). Per non parlare del crescendo sinfonico verso la felicità (im)possibile, la guarigione cinematografica (quel gigione di un Dolan!) offerta in pasto ai cinefagi inguaribili romantici, la tragedia che esplode dentro il ridicolo, e quella corsa alla fine, in cui finalmente capiamo perché l'1:1, la porta-finestra-libertà che l'adolescente (Steve, il protagonista, ma anche Xavier, il regista) insegue per tutto il film.
Dolan usa bella musica e sequenze da videoclip, indugia in trovate kitsch, è egocentrico e compiaciuto. Tutte sublimi qualità, s'intende, quando sono accompagnate da questa freschezza e vitalità, da immagini potenti e dialoghi contundenti, per raccontare personaggi che non sono teoremi, simboli, metafore di un mondo, una classe sociale, una tesi piscologica, politica, sociologica (…)
Il piacere del cinema, finalmente.
Recensione completa su Cineforum: https://cineforum.it/recensione/25_anni_e_gira_da_dio
