American Sniper

04/01/2015 00:00

Fabrizio Tassi

Recensioni, clint-eastwood,

American Sniper

Campo e controcampo, il Bene e il Male. Clint Eastwood racconta un "eroe americano", trasformando in cinema un modo di intendere il mondo.

 

 

Campo e controcampo, il Bene e il Male. Clint Eastwood racconta un "eroe americano", trasformando in cinema un modo di intendere il mondo.

 

 

 

C'era una volta un bambino, in Iraq, con una granata in mano. Gliela aveva data mamma, prendendola da sotto un velo, perché la lanciasse contro i soldati americani, morendo per la causa (Dio? Patria? Famiglia?). E ce n'era un altro, nato in Texas, che sparava ai cervi, come voleva papà. Un padre tutto “Dio, Patria, Famiglia”, che gli insegnava a non mollare mai il fucile e a difendere le pecore del gregge, senza perder tempo a chiedersi chi è il lupo e perché lo è diventato.

Clint Eastwood parte da qui: da un prologo che è quasi mezzo film. Un fucile pronto a sparare (campo), un ragazzino con una granata in mano (controcampo) e in mezzo una decisione da prendere, condizionata dai ruoli, dal contesto, dalla guerra, dalla storia dell'uomo che sta dietro il mirino, dove stiamo anche noi, in attesa che un flashback ci aiuti a capire se stiamo per premere il grilletto oppure no (…)

Stavolta c'è solo la biografia di Chris Kyle, la storia di un eroe americano, che ci è consegnata in un album fotografico in movimento, in pagine da sfogliare in cui le ellissi (secche eppure delicate) ci accompagnano da un momento esemplare (troppo esemplare) all'altro, in un deterministico susseguirsi di insegnamenti (“educativi”), incontri (“provvidenziali”), eventi (“storici”) che lo portano dietro a quel mirino.

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Certo che sparerà. Lui lotta contro il Male. Anche quando è incarnato in una donna e un bambino. Qui non siamo dentro il film che vuole dimostrare quanto la guerra sia orribile e sanguinaria e disumana. Questo Eastwood l'ha già fatto (…) Chris Kyle “soffre”, in quanto essere umano, ma ci crede davvero, in quanto soldato e patriota. Come potrebbe essere altrimenti?

Campo e controcampo, il Bene e il Male, e tante ellissi intorno (…)

Poi c'è quella sequenza, verso cui il film tende come fosse una liberazione. Quel caos che deve scombinare l'ordine meccanico del film e della storia di Chris, proprio nell'attimo in cui compie il gesto (militare e cinematografico) più spettacolare. La tempesta di sabbia che confonde amici e nemici. L'unico momento in cui si esce dall'inesorabile, perentorio, meccanismo del campo/controcampo, del prendere la mira e sparare, del guardare il nemico non per vederlo ma per ucciderlo, metterlo definitivamente nel fuoricampo (…)

Sì, questa è la vera storia di Chris Kyle, un eroe americano. E Clint Eastwood, un americano che crede negli eroi (e che in passato ha raccontato gli “eroi che non esistono”), ce lo racconta guardando il mondo (il Bene e il Male) dal suo punto di vista (quello del cane pastore), e guardando lui con una limpidezza insieme feroce e affettuosa, che non lascia scampo, nel Bene e nel Male.

Recensione completa su Cineforum: https://cineforum.it/recensione/Gone_Boy

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