Alien: Covenant

08/05/2017 00:00

Fabrizio Tassi

Recensioni, ridley-scott,

Alien: Covenant

Cyberpunk teologico, con eccesso di pretese alte. Ridley Scott stavolta si prende troppo sul serio. Un film che funziona solo quando smette di pensare.

 

 

 

Cyberpunk teologico, con eccesso di pretese alte. Ridley Scott stavolta si prende troppo sul serio. Un film che funziona solo quando smette di pensare.

 

 

 

Il prologo è teologico. Siamo dalle parti dell'uovo e la gallina, versione cyberpunk: creatura (sintetica) e creatore si confrontano nello spazio astratto delle ambizioni intellettuali di Ridley Scott, che evidentemente non riesce più ad accontentarsi del “survival horror” e che probabilmente non ama più i suoi Aliens come un tempo (e infatti qui diventano quasi un accessorio). Dentro questo liturgico non-luogo – figlio di Prometheus – sembra quasi di stare nel quaderno degli appunti-suggestioni del regista: il David, Wagner, la domanda sull'origine, la mortalità-immortalità, il potere, la fede.

Dopo di che, un po' storditi dai dialoghi insolitamente solenni, ci ritroviamo dentro un nuovo viaggio nello spazio, un'astronave piena di embrioni e coloni in iper-sonno, che vola verso la nuova frontiera della galassia, dove li aspetta un pianeta ideale da cui ricominciare (…)

Si direbbe una seduta di analisi, in cui gli incubi dell'inconscio vengono fatti emergere, sublimati e poi razionalizzati, il che li rende inevitabilmente meno spaventosi, e anche molto meno interessanti. Dentro questo sequel del prequel, Ridley Scott ha deciso di buttarla in filosofia, costruendo un discorso sui colonizzatori colonizzati e sull'origine di quell'orrore che ci terrorizza fin dal 1979 - e di cui noi umani siamo “colpevoli”, gli Aliens siamo noi (…)

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Il film dà il meglio di sé proprio quando smette di pensare, di fare il sofisticato, e si lascia ammorbare dal pericolo, la paranoia, il terrore. Qui Ridley Scott mostra ciò che è capace di fare, il suo talento visivo, la capacità di creare atmosfere angoscianti, di produrre soluzioni folgoranti. Peccato però che i personaggi si ostinino a parlare (forse una delle peggiori sceneggiature del decennio), che ci sia una trama da sviluppare (il finale lo prevedi a metà film), che le idee anche suggestive alla base dell'operazione non riescano quasi mai ad essere incarnate in modo credibile nel corpo del cinema (…)

Possibile che nessuno, in fase di produzione, si sia accorto della comicità involontaria di certe scene (quella omo-ego-erotica col flauto è già scult), di quanto sia pretenziosa l'impalcatura di “cultura alta” su cui viene appoggiata l'esile trama, di come il film cada spesso e volentieri nel ridicolo? La nuova eroina androgina Katherine Waterstone fa il suo, ma non diventa mai memorabile. Quanto a Michael Fassbender, si vede lontano un miglio che non ci credeva.

Era meglio quando Ridley Scott giocava col b-movie, sporcandosi le mani con le viscere e le profondità del corpo e della mente (…)

 

Recensione completa su Cineforum: https://cineforum.it/recensione/Alien-Covenant

 

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