The Neon Demon

08/06/2016 00:00

Fabrizio Tassi

Recensioni, nicolas-w-refn,

Iper-moderno, elettrico, visionario, kitsch, solenne, Refn è un turbo-esteta che ha messo la postmodernità in soffitta.

 

 

 

Iper-moderno, elettrico, visionario, kitsch, solenne, Refn è un turbo-esteta che ha messo la postmodernità in soffitta.

 

 

 

Fare cinema “contro il cinema”. 

Chi se ne frega delle regole della buona creanza, della drammaturgia e della psicologia, del cinematograficamente corretto, del rigore richiesto all’autore o per lo meno di un po’ di pudore, dei confini che dovrebbero dividere la nobile arte (narrativa) del grande schermo dal videoclip o dalla videoarte, dallo spot cool o dall’installazione concettuale.
Iper-moderno, elettrico, visionario, kitsch, solenne, Nicolas Winding Refn è un turbo-esteta che ha messo la postmodernità in soffitta insieme a tutte le altre chincaglierie a cui siamo affezionati e che vive già in un’altra era, ancora senza nome, in cui tutti, volenti o nolenti, dovremo entrare.
Con The Neon Demon ha quasi definitivamente mollato gli ormeggi. Ancora un passo e saremo in quel mondo ultra-cinematografico (astratto, informe, labirintico) a cui sono già approdati altri autori contemporanei per vie molto diverse e con intenzioni per certi veri contrapposte (dall’ultimo Lynch al penultimo Malick passando per Apichatpong Weerasethakul) (…)

Jesse non è semplicemente bella: lei è la Bellezza nella sua forma più pura, innocente, immediata. Illumina. Innamora. È una forza sovrannaturale che bisogna saper governare, altrimenti rischia di divorarti. Anche perché oggi la bellezza è un’ossessione, una forma di potere, ma anche un diabolico surrogato di eternità, un gioco di superfici levigate e sfavillanti che vorrebbe ripagarci della “profondità” perduta.
Non per niente Refn sceglie un linguaggio ultra-stilizzato ed estremamente controllato, una messinscena folgorante e gelida, funebre, che prima esalta la purezza viva e luminosa della ragazza sognante per poi capovolgerla nella celebrazione di una diabolica divinità di cui tutti si vogliono nutrire, per provare ad attingere a quella bellezza originaria persa per sempre.
Trovate un altro regista che abbia la potenza esibita, ad esempio, da Refn nella prima parte del film, tra un’allucinata festa in discoteca che fa sobbalzare il cuore e lo stomaco (si direbbe una messa nera) e uno shooting fotografico sospeso nel nulla di una luce bianca che cancella spazio e tempo, quando Jesse deve spogliarsi e si ritrova ricoperta d’oro, un’iniziazione tremendamente efficace nella sua iconica semplicità.
Eppure, allo stesso tempo, il regista danese riesce a rifilarci anche un cospicuo campionario di sublime paccottiglia (…)

Ma nessuno, anche l’hater più incallito, può rimanere indifferente di fronte alla misteriosa trasformazione di Elle Fanning, che da persona-personaggio tenero e ingenuo, con la sua bellezza inconsapevole, diventa la personificazione di una forza sovrannaturale, che non ha bisogno di essere detta o spiegata, perché la vediamo e la sentiamo e ci lascia senza parole (…)

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