Il corriere - The Mule

06/02/2019 00:00

Fabrizio Tassi

Recensioni, clint-eastwood,

Il corriere - The Mule

Il cinema di Eastwood sgorga come acqua limpida, raccontando un vecchio testardo e irresistibile, che si trasforma in un corriere della droga.

 

 

 

Il cinema di Eastwood sgorga come acqua limpida, raccontando un vecchio testardo e irresistibile, che si trasforma in un corriere della droga.

 

 

 

Ma dov'è finita l'America dei reduci e dei motel, delle strade infinite che attraversano pianure sterminate e la polka del sabato sera? Il mito della libertà più libertaria, la terra delle opportunità, l'orgoglio della bandiera, l'edonismo provinciale (l'individualismo comunitario) con le sue tribù divise per mestiere, etnia, folklore? Archeologia cinematografica, immaginario gerontocratico?

Earl Stone, reduce di guerra e coltivatore di fiori, passa da una convention all'altra, da un premio a una bevuta con gli amici-colleghi. Fino a quando si ritrova proiettato nella modernità, quella dell'acquisto facile (online), della velocità e dell'astrazione, delle teste piegate sugli smartphone, del poliziesco seriale (…)  

Clint Eastwood veste i panni di Earl quasi con autoironia, un affetto sornione che è insieme partecipe e disincantato, offrendo il ruolo della figlia alla figlia vera. Viso scolpito dal tempo, corpo ascetico, quasi fantasmatico, costretto a invecchiarsi per sembrare ancora più matto quando fa l'irriducibile viveur, il Robin Hood ruvido e vanitoso, il nonno single testardo, "senza filtri", che non ha paura di nulla (tranne i sentimenti) (…)

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Il fatto è che il cinema di Eastwood, quando è così diretto e sfacciato, ti lascia disarmato - commosso, felice, euforico, addolorato - e quasi fatichi a capire come e dove è riuscito  a convincerti che è tutto vero (il film è ispirato alla vera storia di Leo Sharp), che Earl ha sicuramente ragione e torto marcio, che la famiglia è l'unica cosa che conta e l'amore e il perdono e il tempo e blablabla, che quel pre-finale patetico è meravigliosamente onesto e sincero, che Bradley Cooper è il miglior detective possibile a cui arrendersi per diventare esemplare. 

Un film del genere ti fa capire la differenza che c'è tra il sentenzioso e il proverbiale: ciò che in qualsiasi altro luogo suonerebbe fasullo, qui riesce ad essere buono e giusto. L'ennesima conferma che esistono registi (quanti?) da cui il cinema sgorga come acqua limpida, che conoscono la vita come pochi altri, che hanno una passione commovente per l'umano, la sua fragilità e fallibilità. Riscattata da quel movimento finale, così semplice da sembrare banale - a proposito di gesti cinematografici sfacciati – che libera e consola.

Recensione completa su Cineforum: https://cineforum.it/recensione/Il-corriere-The-Mule

 

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